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ACCADDE A GIUGNO

In omaggio a Giuseppe Ungaretti

In omaggio a Giuseppe Ungaretti - Sebastiano Inturri

 

Giuseppe Ungaretti è stato un poeta e scrittore italiano.

Nacque nel 1888 ad Alessandria d'Egitto da genitori italiani.

Il padre, operaio allo scavo del Canale di Suez, morì due anni dopo la nascita del poeta in un incidente sul lavoro.

Sin da giovanissimo iniziò a leggere autori italiani e di altre nazionalità; tra questi, Leopardi, Nietzsche, Baudelaire.

Si trasferì poi a Parigi per compiervi gli studi universitari. In Francia egli diventò amico di alcuni famosi pittori, tra cui Picasso, De Chirico e Modigliani.

Allo scoppio della prima guerra mondiale si schierò tra coloro che sostenevano l'intervento in guerra da parte dell'Italia. Quando poi l'Italia decise la propria entrata in guerra (24 maggio 1915), lui si arruolò volontario.

Nel 1925 aderì al fascismo. Sempre in questi anni egli svolse un'intensa attività su riviste e quotidiani francesi e italiani.

Nel 1936 si trasferì in Brasile con la moglie e i loro due figli, perché gli era stata offerta la cattedra di letteratura italiana presso l'Università di San Paolo. Qui, nel 1939, morì uno di questi due figli, Antonietto, a causa di un'appendicite mal curata.

Nel 1942 tornò in Italia, dove venne nominato professore di letteratura moderna e contemporanea presso l'Università di Roma.

Morì a Milano nella notte tra il 1° e il 2 giugno 1970 per broncopolmonite. Il 4 giugno si svolse il funerale a Roma, nella Basilica di San Lorenzo fuori le Mura.

Tra le sue poesie, ricordiamo Mattina e Soldati.

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In omaggio a Garibaldi

In omaggio a Garibaldi - Sebastiano Inturri


Il 2 giugno 1882 nell'isola di Caprera (in Sardegna) morì l'eroe nazionale italiano, Giuseppe Garibaldi.

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Il referendum istituzionale italiano

 

Il 2 e la mattina del 3 giugno 1946 in Italia si svolse il referendum istituzionale per la scelta tra monarchia e repubblica.

Per la prima volta in Italia il voto fu esteso anche alle donne. Avevano diritto al voto tutti i maggiorenni; all'epoca si diventava maggiorenni al'età di 21 anni.

Nel Lazio e nelle regioni meridionali la maggioranza si espresse a favore della monarchia, mentre nelle altre regioni del centro (Umbria, Toscana e Marche) e in quelle del nord furono più numerosi i voti per la repubblica. Il dato definitivo nazionale fu di 12.718.641 voti favorevoli alla repubblica, 10.718.502 voti favorevoli alla monarchia e 1.498.136 voti nulli.

Il 13 giugno il Consiglio dei ministri stabilì che le funzioni di Capo provvisorio dello Stato dovevano essere assunte dall'allora Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi. Pertanto il 13 giugno 1946 può essere assunto come la data di nascita della Repubblica Italiana. Quello stesso giorno il re Umberto II di Savoia prima rivolse un proclama agli italiani, in cui contestava il comportamento dei suoi ministri, che non avevano atteso il responso definitivo della Cassazione (previsto per il giorno 18), e poi, per evitare la guerra civile, partì in aereo con la propria famiglia per Lisbona.

Contemporaneamente al referendum istituzionale, si tennero le elezioni per i deputati dell'Assemblea Costituente, a cui sarebbe stato affidato il compito di redigere la nuova Costituzione. 

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In omaggio a Rino Gaetano

In omaggio a Rino Gaetano - Sebastiano Inturri


Il 2 giugno 1981 morì, in un tragico incidente stradale avvenuto a Roma, il cantautore calabrese Rino Gaetano, che allora aveva appena 30 anni.





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In omaggio a Bizet

In omaggio a Bizet - Sebastiano Inturri

 

Il 3 giugno 1875 morì, all'età di soli 36 anni, il compositore e pianista francese Georges Bizet, autore, tra l'altro, della famosa opera lirica intitolata Carmen. Nel video qui sotto è riportato il Preludio di tale opera.

 

 

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In omaggio a Johann Strauss figlio

In omaggio a Johann Strauss figlio - Sebastiano Inturri

 

Il 3 giugno 1899 morì il compositore austriaco Johann Strauss, figlio primogenito di Johann Strauss padre.

Celebri sono i suoi valzer, tanto che gli è stato universalmente riconosciuto l'appellativo di "Re del Valzer". Il più famoso di questi valzer è Sul bel Danubio blu, un cui estratto è riportato nel video qui sotto.

 

 

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Il saluto di Giovanni XXIII

Il saluto di Giovanni XXIII - Sebastiano Inturri

 

Il 3 giugno 1963 si spense papa Giovanni XXIII, al secolo Angelo Giuseppe Roncalli.

È ricordato con l'appellativo di "Papa buono".

Al suo posto, il 21 giugno, sarà eletto il cardinale Giovanni Battista Montini, che il 30 dello stesso mese diventerà Papa col nome di Paolo VI.

Il 27 aprile 2014 Giovanni XXIII è stato canonizzato assieme a Giovanni Paolo II.

 

 

 

 

 

 

Papa Giovanni XXIII

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In ricordo di Anthony Quinn

In ricordo di Anthony Quinn - Sebastiano Inturri


Il 3 giugno 2001 morì l'attore statunitense Anthony Quinn.

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La liberazione di Roma dai Tedeschi


In seguito alla divulgazione dell'armistizio di Cassibile, avvenuta l'8 settembre 1943, Roma subì l'occupazione delle truppe tedesche, ma venne comunque liberata dagli Alleati il 4 giugno 1944, molti mesi prima rispetto alle città del nord-Italia.

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Il massacro di piazza Tienanmen

 

Hu Yaobang era dal 1982 il Segretario Generale del Partito Comunista Cinese (PCC).

Il conservatore Deng Xiaoping, che ufficialmente era solo il capo della Commissione Centrale Militare del Partito Comunista, ma che di fatto era il leader del PCC, nel 1987 costrinse Hu Yaobang a rinunciare al suo posto, accusandolo di avere compiuto "errori e inesattezze varie". Ma la vera intenzione di Deng era quella di emarginare Hu perché questi aveva mostrato idee riformatrici di apertura alle richieste di democratizzare il rigido regime comunista.

Il 15 aprile 1989 Hu Yaobang morì per un arresto cardiaco. Subito iniziarono delle pacifiche manifestazioni volte a supportare la figura di Hu, chiedendo tra l'altro al Partito di prendere una posizione ufficiale nei suoi confronti. Si verificarono degli scontri tra manifestanti e polizia.

Il 22 aprile, giorno dei funerali di Hu, gli studenti di Pechino si riunirono in piazza Tienanmen, chiedendo di incontrare il Primo ministro Li Peng. La leadership comunista e i media ufficiali ignorarono la protesta, e per questo gli studenti proclamarono uno sciopero generale. Zhao Ziyang, Segretario generale del Partito, era favorevole a un'opposizione moderata e non violenta nei confronti della manifestazione. Propenso alla linea dura era invece Li Peng, il quale era convinto che i manifestanti fossero manipolati da potenze straniere.

Il 26 aprile fu pubblicato sul quotidiano del PCC un editoriale a firma di Deng Xiaoping che accusava gli studenti di complottare contro lo stato e fomentare agitazioni di piazza. Questa dichiarazione fece infuriare gli studenti, e il 27 aprile 50.000 studenti circa scesero nelle strade di Pechino, richiedendo che si ritrattassero queste pesanti dichiarazioni.

Dopo una parentesi di tregua, il 13 maggio duemila studenti decisero di insediarsi in piazza Tienanmen, chiedendo non solo una legittimazione, ma accusando anche di corruzione e di conservatorismo il Partito Comunista Cinese. Alcuni studenti iniziarono uno sciopero della fame. Intanto la protesta si era ampliata anche fuori dalla città di Pechino, arrivando a coinvolgere oltre trecento città.

Deng Xiaoping insieme con gli anziani del Partito (ad eccezione di Zhao Ziyang) decisero di risolvere la protesta facendo ricorso alla repressione militare. Ci fu quindi la promulgazione della legge marziale. Il 20 maggio all'esercito fu ordinato di occupare la capitale. Seguirono dodici giorni di stallo, nei quali non si fece uso della forza. Ma alla fine Deng ordinò che si arrivasse alle maniere dure. Pertanto all'alba del 4 giugno 1989 i militari aprirono il fuoco sulla folla e invasero la piazza coi carri armati, schiacciando con i cingolati i dimostranti. Al bagno di sangue, conclusosi (anche se le cifre sono oggetto di stime contrastanti) con un bilancio di oltre 3.000 vittime e più di 60.000 feriti, seguirono arresti di massa ed esecuzioni sommarie. Per impedire la diffusione di notizie venne attuato un severissimo controllo sugli organi di informazione cinesi e fu proibito ai giornalisti stranieri l'ingresso nel Paese. Alla brutalità della repressione l'Occidente reagì con sdegno, imponendo sanzioni e misure di embargo per isolare il regime cinese.

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