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Frasi bibliche

AVVERTENZE PER LA CONSULTAZIONE


In questa pagina ho pubblicato quelle che ritengo le più belle ed efficaci frasi tratte dalla Bibbia - edizione CEI 2008.
Tra le parentesi tonde ho riportato, in corsivo, il nome del libro, il numero del capitolo e il numero del/dei versetto/i; se di un versetto ho omesso una parte, questa è sostituita da tre puntini racchiusi tra due parentesi quadre. Sotto ciascuna frase ho aggiunto, ove necessario per una migliore comprensione, il contesto da cui è tratta e un eventuale breve commento.
Il medesimo contenuto di queste pagine può essere consultato anche nell'opera intitolata "Frasi della Bibbia", su questo sito, in "I miei scritti/Religione".
S.I.

ANTICO TESTAMENTO

Pentateuco - Genesi


[...]
il suolo [...] spine e cardi produrrà per te […] (Genesi, 3, 17-18)


Questa frase è tratta dal discorso che il Signore Dio fece ad Adamo dopo che lui ed Eva avevano disubbidito all'ordine di non mangiare i frutti dell'albero della conoscenza del bene e del male. Ecco il contesto da cui la frase è tratta:


All'uomo disse: «Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato: "Non devi mangiarne",
maledetto il suolo per causa tua!
Con dolore ne trarrai il cibo
per tutti i giorni della tua vita.
Spine e cardi produrrà per te
e mangerai l'erba dei campi.
Con il sudore del tuo volto mangerai il pane,
finché non ritornerai alla terra,
perché da essa sei stato tratto:
polvere tu sei e in polvere ritornerai!» (Genesi, 3, 17-19)


[...]
polvere tu sei e in polvere ritornerai! (Genesi, 3, 19)

V. commento alla frase precedente.


Renderò la tua discendenza come la polvere della terra
[...] (Genesi, 13, 16)

È il Signore che parla rivolto ad Abram, al quale promette discendenti "come la polvere della terra", cioè numerosissimi; infatti successivamente il Signore avrebbe mutato il nome di Abram in "Abramo", che significa "padre di una moltitudine" (v. Genesi, 17, 5)


C'è forse qualcosa d'impossibile per il Signore? [...] (Genesi, 18, 14)

Il Signore promise ad Abramo che entro un anno sua moglie Sara avrebbe avuto un figlio. I due rimasero increduli, poiché la donna, data la sua età avanzata, si trovava in menopausa, e quindi non era più fertile. Allora il Signore rispose loro, appunto: «C'è forse qualcosa d'impossibile per il Signore?»
Nel tempo che il Signore aveva fissato, Sara concepì e partorì un figlio ad Abramo, che lui chiamò Isacco.


[…] il Signore fece piovere sopra Sòdoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco […] (Genesi, 19, 24)

Sòdoma e Gomorra erano due città situate nei pressi del Mar Morto, le quali furono distrutte dal Signore per l'empietà e corruzione dei loro abitanti.


[...]
molto numerosa [...] come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare [...] (Genesi, 22, 17)

V. commento a Genesi, 13, 16


[…] spirò e morì in felice canizie, vecchio e sazio di giorni […] (Genesi, 25, 8)

Il soggetto di questa frase è Abramo.


Dio ti conceda rugiada dal cielo,
terre grasse, frumento
e mosto in abbondanza
(Genesi, 27, 28)

Questa frase fa parte della benedizione che Isacco, cieco e malato per la vecchiaia, prima di morire fece al suo figlio secondogenito Giacobbe, credendo di farla al suo primogenito Esaù, che in quel momento non si trovava a casa. La moglie di Isacco, Rebecca, avendo preferenze per Giacobbe, gli ordinò di sostituirsi a Esaù, fingendosi lui. Isacco, essendo cieco, non si accorse dell'inganno e diede, come detto, la sua benedizione a Giacobbe anziché ad Esaù, cui sarebbe spettata di diritto in qualità di primogenito. Quando Esaù tornò a casa e chiese la benedizione a Isacco, questi si accorse del raggiro, ma era troppo tardi, perché ormai la benedizione era stata fatta.


[...]
Davvero tu sei mio osso e mia carne! [...] (Genesi, 29, 14)

Questa frase la pronuncia Làbano a Giacobbe, quando viene a sapere che questi è figlio di sua sorella Rebecca. Quindi Làbano è zio di Giacobbe.


[...] con festa e con canti, a suon di tamburelli e di cetre! (Genesi, 31, 27)

Chi parla è Làbano, che rimprovera a Giacobbe di essere fuggito con le sue figlie Lia e Rachele. Questa è la frase completa:
Disse allora Làbano a Giacobbe: «Che cosa hai fatto? Hai eluso la mia attenzione e hai condotto via le mie figlie come prigioniere di guerra! Perché sei fuggito di nascosto, mi hai ingannato e non mi hai avvertito? Io ti avrei congedato con festa e con canti, a suon di tamburelli e di cetre! [...] » (Genesi, 31, 27-31)


Di giorno mi divorava il caldo e di notte il gelo, e il sonno fuggiva dai miei occhi (Genesi, 31, 40)

Giacobbe, accusato da Làbano di avere rapito le sue due figlie (v. Genesi, 31, 27-31), si adirò e gli rispose:

«Qual è il mio delitto, qual è il mio peccato, perché ti accanisca contro di me? Ora che hai frugato tra tutti i miei oggetti, che cosa hai trovato di tutte le cose di casa tua? Mettilo qui davanti ai miei e tuoi parenti, e siano essi giudici tra noi due. Vent'anni ho passato con te: le tue pecore e le tue capre non hanno abortito e non ho mai mangiato i montoni del tuo gregge. Nessuna bestia sbranata ti ho portato a mio discarico: io stesso ne compensavo il danno e tu reclamavi da me il risarcimento sia di quanto veniva rubato di giorno sia di quanto veniva rubato di notte. Di giorno mi divorava il caldo e di notte il gelo, e il sonno fuggiva dai miei occhi. Vent'anni sono stato in casa tua: ho servito quattordici anni per le tue due figlie e sei anni per il tuo gregge e tu hai cambiato il mio salario dieci volte. Se il Dio di mio padre, il Dio di Abramo e il Terrore di Isacco non fosse stato con me, tu ora mi avresti licenziato a mani vuote; ma Dio ha visto la mia afflizione e la fatica delle mie mani e la scorsa notte egli ha fatto da arbitro.» (Genesi, 31, 36-42)


[...] voi fareste scendere con dolore la mia canizie negli inferi (Genesi, 42, 38)

Giacobbe, il cui nome fu mutato da Dio in "Israele", ebbe, da quattro donne diverse, dodici figli maschi, che formarono, ciascuno, una delle dodici tribù d'Israele. Due di questi erano Giuseppe e Beniamino, avuti da Rachele. I figli di Israele (cioè di Giacobbe) erano invidiosi di uno di loro, Giuseppe, perché questi era il prediletto di Israele. Rosi da quest'invidia, essi fecero credere al padre che Giuseppe era stato sbranato da una bestia feroce; in realtà essi lo avevano venduto a dei mercanti. Poi Giuseppe divenne potente, perché fu scelto dal faraone d'Egitto prima quale suo maggiordomo e poi fu da lui nominato viceré d'Egitto. Un giorno Israele comandò ai suoi figli di andare in Egitto per comprare il grano; ma mandò tutti, eccetto Beniamino, il più giovane, perché temeva che gli succedesse qualche disgrazia. I dieci fratelli partirono quindi dal paese di Canaan e arrivarono in Egitto. Qui essi si rivolsero proprio a Giuseppe, perché lui vendeva il grano a tutto il popolo del Paese. Giuseppe riconobbe i suoi fratelli, ma fece finta di nulla; loro invece non lo riconobbero. Giuseppe impose loro di andare a prendere il loro fratello più giovane, Beniamino, e di portarlo da lui; nel frattempo Giuseppe tenne prigioniero uno di loro, Simeone, che avrebbe liberato solo dopo che gli fosse stato portato Beniamino. I nove fratelli si recarono dal padre, Israele, e gli riferirono le condizioni imposte da Giuseppe; e lui rispose:

«Il mio figlio non andrà laggiù con voi, perché suo fratello è morto ed egli è rimasto solo. Se gli capitasse una disgrazia durante il viaggio che voi volete fare, fareste scendere con dolore la mia canizie negli inferi.»


[...] tu sei il mio primogenito,
il mio vigore e la primizia della mia virilità
[...] (Genesi, 49, 3)

Israele (Giacobbe), poco prima di morire, benedisse uno per uno i suoi dodici figli. Tra questi, il primogenito era Ruben, uno dei sei avuti da Lia, e lo benedisse, tra l'altro, con queste parole:

Ruben, tu sei il mio primogenito,
il mio vigore e la primizia della mia virilità,
esuberante in fierezza ed esuberante in forza!


[...]
ha piegato il dorso a portare la soma [...] (Genesi, 49, 15)

Israele (Giacobbe), poco prima di morire, benedisse uno per uno i suoi dodici figli. Tra questi, Ìssacar, uno dei sei avuti da Lia, lo benedisse con queste parole:

Ìssacar è un asino robusto,
accovacciato tra un doppio recinto.
Ha visto che il luogo di riposo era bello,
che la terra era amena;
ha piegato il dorso a portare la soma
ed è stato ridotto ai lavori forzati. (Genesi, 49, 14-15)


[...] germoglio di ceppo fecondo presso una fonte [...] (Genesi, 49, 22)

Israele (Giacobbe), poco prima di morire, benedisse uno per uno i suoi dodici figli. Tra questi, Giuseppe, uno dei due avuti da Rachele, lo benedisse, tra l'altro, con queste parole:

Germoglio di ceppo fecondo è Giuseppe;
germoglio di ceppo fecondo presso una fonte,
i cui rami si stendono sul muro. (Genesi, 49, 22)

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