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Pensiero 10

I figli non si fanno col cervello ma col cuore


Qual è l'età giusta per avere figli?
A questa domanda io rispondo: «È la natura che deve deciderlo».
Molti sostengono che per la donna l'età giusta per avere il primo figlio è di almeno 25-30 anni. Su questa tesi io obietto che non esiste un'età minima in cui è giusto che la donna abbia il primo figlio: se la natura permette che una donna possa rimanere incinta, ad esempio, a 15 anni, allora vuol dire che quella donna è giusto che abbia il suo primo figlio a 15 anni. Analogamente si può ragionare sull'età massima in cui la donna è giusto che possa continuare ad avere figli.
Nella società contemporanea si tende a programmare troppo, persino la nascita dei figli. E siccome ci si fa condizionare da eccessive preoccupazioni per la carriera o per la situazione economica, si sceglie di rimandare la procreazione. Tuttavia è dimostrato che i figli di genitori anziani sono meno sani dei figli di genitori giovani; inoltre dopo i 25 anni la donna comincia a perdere progressivamente la propria fertilità. L'innalzamento dell'età materna fa sì che siano in aumento i casi di sterilità di coppia. Ciò comporta, spesso, il ricorso alle tecniche di riproduzione assistita. Addirittura vi sono donne che decidono di diventare madri anche dopo i 50-60 anni di età.
Personalmente sono decisamente contrario a qualunque forma di concepimento e gravidanza che non siano del tutto naturali. Il motivo di questo è che non si può essere sicuri che violando le leggi della natura non si arrechino danni alla salute del nascituro. Se una coppia afferma di ricorrere alle tecniche di fecondazione artificiale perché vuole dei figli cui poter dare il proprio amore, allora a mio parere è giusto che tale coppia si rassegni a non averne, perché si dimostra più amore rinunciando ad avere figli piuttosto che averli non perfettamente sani.
Secondo me, nessuno può dire, in tutta onestà e con assoluta certezza, che le tecniche di fecondazione assistita non comportino alcun rischio per la salute dei nascituri; nel dubbio, la persona veramente coscienziosa e amorevole evita il ricorso a tali tecniche.
Diventare genitori non è un diritto; e coloro che lo diventano hanno il dovere di fare il massimo per crescere ed educare al meglio i loro figli. La collettività si riproduce anche se tra i suoi individui ve n'è una parte che non genera figli. I figli non sono figli soltanto dei loro genitori ma dell'intera società. Ciò che conta non è che Tizio o Caio abbia figli, bensì che l'umanità si proietti verso un futuro di progresso globale, nel quale ognuno, pure chi non ha figli, svolge un proprio, specifico, ruolo.
Per le considerazioni suddette, è giusto che l'avvenire del genere umano sia rappresentato da persone nate esclusivamente con il cuore e la passione del letto coniugale.

18 settembre 2011
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