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Pensiero 13

Il problema del vandalismo giovanile va curato alla radice


Dopo i gravissimi atti vandalici compiuti sabato scorso a Roma dai Black Bloc, molti sono coloro che sostengono la necessità di introdurre misure più severe per punire gli autori di queste azioni.
Ma siamo certi che questa è la soluzione migliore per arginare il problema? Secondo me, no, perché rispondere in modo severo alla violenza stabilizza e cronicizza nel giovane l’idea che il mondo vada affrontato con durezza, aggredendo e lottando con gli altri individui. E comunque ciò che è successo sabato a Roma, seppure gravissimo, è solo la punta dell’iceberg di un problema che è molto diffuso e che riguarda non solo i Black Bloc, ma una larga fetta dei giovani contemporanei. Accanto a questi eclatanti fatti di vandalismo, infatti, ve ne sono tanti altri più piccoli ma molto più numerosi, che quindi non devono passare inosservati. Piuttosto occorre, sempre a mio parere, prevenire questi episodi, attraverso un’adeguata educazione dei giovani, sin dalla loro prima infanzia.
In genere i giovani che compiono atti vandalici provengono da ambienti difficili: famiglie povere, ignoranti o con genitori separati o nelle quali avvengono molti soprusi o violenze; zone abitative degradate, sovraffollate o ad alto tasso delinquenziale.
Viceversa i giovani che hanno alle spalle un ambiente sereno e una famiglia solida e attenta raramente ricorrono al vandalismo.
Lo scopo della famiglia, della scuola e, in generale, di tutti gli adulti, è quello di educare al meglio i giovani.
Il compito più importante ce l’hanno sicuramente i genitori, i quali non devono essere troppo permissivi né troppo accondiscendenti con i loro figli, allo scopo di non farli crescere viziati. Ma non devono neanche ricadere nell’eccesso opposto, quello, cioè, dell’eccessiva severità, e non devono limitarsi a imporre regole dietro la minaccia di castighi e ricatti. Piuttosto devono parlare molto con i loro figli, e spiegare i motivi degli eventuali rimproveri per le loro azioni e i motivi delle eventuali negazioni alle loro richieste. Inoltre bisogna rispettare la libertà dei figli, lasciarli crescere con le loro inclinazioni e aspirazioni, senza cercare di plasmarli a proprio piacimento.

                                                                       18 ottobre 2011
 
 
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