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Pensiero 16

Essere o apparire?


Viviamo nella cosiddetta “Società dell’immagine”.
In una comunità simile, ciò a cui diamo importanza non è quello che siamo realmente, ma il modo in cui gli altri ci vedono.
Ci preoccupiamo di sembrare più belli, più ricchi, più autorevoli. Per far questo non esitiamo a ricorrere alla chirurgia estetica, ai trucchi per fare carriera, persino alle bugie.
Ci mostriamo sempre sorridenti per sembrare più felici di quanto siamo veramente. Non vogliamo far trasparire le nostre debolezze, perché gli altri potrebbero trarre piacere da questo.
Andiamo in giro con abiti firmati e con macchine nuovissime, anche se poi non ci compriamo mai un libro di cultura perché non troviamo i soldi.
Andiamo in vacanza alle Maldive per poterlo raccontare ai conoscenti; alcuni addirittura si inventano di esserci andati, anche se non è vero, al solo scopo di vantarsi!
Ci preoccupiamo solo di adeguarci alle mode del momento, senza considerare i nostri bisogni effettivi. Piuttosto che fare una cosa che ci piace, ne facciamo un’altra solo perché la fanno gli altri.
Eppure, chi tra coloro che seguono questo andazzo può dire in tutta coscienza di essere felice?
Cosa avrà lasciato su questo mondo chi in tutta la propria vita si è preoccupato solo di essere un burattino, e non un uomo? Che se ne farà della sua falsa bellezza, della sua falsa ricchezza o, peggio, della ricchezza ottenuta con mezzi illeciti? 
Certo, è umano desiderare di ottenere consensi dagli altri. E, in fondo, è giusto fare qualcosa per cercare di piacere a chi ci sta vicino. L’errore, semmai, è quello di considerare questo bisogno di approvazione come l’unica ragione di vita.
Perché, non ce lo scordiamo mai, prima di piacere agli altri bisogna piacere a sé stessi.

23 novembre 2011

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