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Pensiero 24

L'amore non tollera catene


Siamo alle solite: un uomo che uccide la propria compagna perché non si rassegna alla separazione.

Mi riferisco all’episodio successo a Legnano (MI), dove ieri una donna di 39 anni è morta in ospedale per le gravissime ferite riportate il giorno prima, quando suo marito, un medico di 59 anni da cui era separata, l’ha massacrata colpendola ripetutamente e selvaggiamente alla testa con un matterello, il tutto sotto gli occhi terrorizzati dei loro tre figlioletti, di 7, 5 e 2 anni (quest’ultimo si trovava in braccio alla madre al momento della tragedia).

A quanto pare l’uomo si lamentava per il fatto che poteva vedere poco spesso i figli e per questioni economiche pendenti tra lui e la moglie; inoltre aveva manifestato la volontà di rimettersi con lei.

Quando apprendo le notizie, purtroppo molto frequenti, di questo tipo di dolorosi fatti di cronaca, tra me e me dico: «Com’è possibile che un sentimento come l’amore, che per sua natura è libero e spontaneo, alcune persone lo pretendano? L’uomo deve imparare ad accettare, anche se a malincuore, la fine di un amore; se non lo accetta, vuol dire che, egoisticamente, l’amore che lui è disposto a dare a quella donna è inferiore rispetto a quello che lui si aspetta da lei. Anche se la conclusione di un amore fa soffrire un uomo, questi, pur soffrendo, se veramente ama la sua donna, deve essere felice del fatto che lei, per essere felice, sente il bisogno di terminare la loro storia d’amore. E se lui ha veramente tanta voglia d’amare, troverà certamente un’altra donna che sarà lieta di accogliere e ricambiare il suo amore.

Qualcuno potrebbe obiettare: "Interrompere una relazione è possibile quando si è solamente fidanzati; se invece esiste il vincolo matrimoniale, la cosa non è possibile, perché la Chiesa non lo ammette, e, a prescindere da ciò che pensa la Chiesa, interrompere la relazione non è possibile se la coppia ha dei figli, perché questi soffrirebbero per la separazione dei genitori."

A quest'obiezione io rispondo che da un po' di tempo ho cominciato a nutrire dei dubbi sull'indissolubilità del matrimonio.

Che senso ha, infatti, continuare a vivere con una persona che non si ama più? Che senso ha continuare a vivere con lei solo perché il vincolo matrimoniale "costringe" i due coniugi sotto lo stesso tetto?

L'amore tra due persone non si può esigere che sia eterno. Col tempo le persone cambiano, in bene o in male, fino a farle diventare talvolta completamente diverse da com'erano prima, e perciò una persona che un tempo ci innamorava, dopo qualche tempo potrebbe non ispirarci più lo stesso amore di prima. E quand'anche le persone dovessero cambiare poco o non cambiare affatto, potrebbero comunque cambiare i loro gusti, che potrebbero indurle a desiderare un amore diverso da quello che stanno vivendo.

A mio parere la Chiesa cattolica dovrebbe cominciare ad ammettere la separazione coniugale e il divorzio, perché l'amore, questo nobile sentimento tanto caldeggiato dalla Bibbia, non può e non deve essere soffocato da catene. Dio vuole che le sue creature vivano gioiosamente lo stupendo dono della vita, senza che la loro voglia di dare e ricevere amore sia frustrata da vincoli che non sono naturali, bensì sono prodotti da una sbagliata concezione da parte dell'uomo.

Oltretutto, permettendo l'interruzione del matrimonio, non avrebbero più ragione di esistere i tanti tradimenti coniugali che, come tutti sanno, adesso vengono consumati di nascosto.

Per quanto riguarda gli eventuali figli, invece, vorrei ricordare a tutti che essi non sono "oggetti" che si possono contendere tra marito e moglie, ma sono delle "persone" che hanno diritto di crescere con tutto l'amore e le attenzioni che meritano. Secondo me è giusto che i figli passino la maggior parte del tempo con le madri, perché la natura vuole, sia nel genere umano sia negli animali, che siano le femmine a portare in grembo i figli, ad allattarli e ad accudirli finché non diventino autonomi. Attenzione però: ho detto "la maggior parte del tempo", e non "tutto il tempo"; è innegabile, infatti, che la figura paterna sia fondamentale per un'equilibrata formazione della personalità».


29 giugno 2012 

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