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Pensiero 35

Il giusto valore da attribuire al denaro

 

Nell’Etica Nicomachea Aristotele dice che un bene può definirsi perfetto quando lo si sceglie per se stesso e mai in vista di un altro. La vita dedicata alla ricerca del guadagno non può considerarsi diretta alla felicità, perché il denaro ha valore solo in quanto “strumento” per raggiungere altre mete.

Sono completamente d’accordo con il grande filosofo greco: secondo me i soldi costituiscono solo un mezzo per realizzare i fini che uno si propone. È innegabile infatti che disporre di un’adeguata quantità di denaro consenta di condurre un soddisfacente tenore di vita: cibi di buona qualità, una casa confortevole, cure mediche di buon livello, ecc.; e quando si vive bene è senza dubbio più facile perseguire i propri obiettivi. Ma non bisogna mai inseguire i soldi come un traguardo fine a se stesso; gli scopi della vita sono altri, ben più nobili.

L’avaro commette l’errore di scambiare il fine con il mezzo; infatti per lui ciò che conta è accumulare più denaro che può e di utilizzarlo meno di quanto sarebbe opportuno. La sua unica, meschina soddisfazione è quella di compiacersi delle proprie ricchezze.

Purtroppo l’avarizia è una “malattia” molto diffusa. E a quanto pare lo era già ai tempi di Dante, se è vero, com’è vero, che nella Divina Commedia egli afferma che gli avari e i prodighi sono i dannati più numerosi: Qui vid’i’ gente più ch’altrove troppa (Inferno, VII, 25).

Le persone virtuose sono sobrie, si accontentano del necessario per vivere; e comunque chi, grazie al sudore della propria fronte, si può permettere qualcosa più del necessario, non è da biasimare. Piuttosto sono da biasimare quelle persone che, pur considerando, giustamente, i soldi come un mezzo, se li procurano attraverso strumenti ingiusti. Spesso tali persone, pur di procurarsi denaro e altre ricchezze materiali, non esitano a compiere le peggiori azioni, persino a danno dei loro stessi familiari. In effetti certe persone sono così accecate dal denaro che, mentre vi si precipitano incontro, non si accorgono nemmeno che nella loro sconsiderata corsa calpestano anche i sentimenti e gli affetti più importanti.

Ci sono poi persone le quali, benché si servano di mezzi leciti per procurarsi i soldi, li spendono per scopi poco onorevoli. In genere queste persone sono “affette” da ingordigia: sostengono frequentemente spese superflue, e quasi sempre lo fanno solo per eccessivo attaccamento ai piaceri materiali oppure per stupida vanità, cioè per esibire in pubblico il loro presunto benessere. In realtà queste persone, ossia gli ingordi, così comportandosi faranno colpo solamente sulla gente vanesia come loro.

Infine mi preme sottolineare che i soldi, come anche il potere ― alzi la mano chi non è daccordo ― si ottengono un po’ con la fortuna, un po’ col merito, ma soprattutto con la violenza, la prepotenza, la petulanza o l’inganno. La persona laboriosa e onesta non muore mai di fame, ma raramente diventa ricca. Perciò esorto chiunque a stimare le persone non tanto in base alla quantità di soldi che posseggono o alla carica che rivestono, quanto piuttosto alle qualità morali, perché sono quelle che, a mio parere, veramente arricchiscono la persona che le possiede e le persone che con lei si relazionano.

 

10 novembre 2013

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