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Pensiero 7

Diamo tanto, e alle persone giuste!

 

È opinione comune che nella società ottengano più successo, ahimè, non tanto i più meritevoli, quanto gli adulatori, i petulanti, i raccomandati, i violenti e i disonesti.
A questo problema ho spesso pensato anch’io; e siccome sono un grande sostenitore dell’ideale della giustizia, e quindi della meritocrazia, ho deciso di scrivere questo mio pensiero e di diffonderlo il più possibile, con la speranza che molti lo condividano e che lo diffondano a loro volta.
Per chiarire, ammesso che ce ne sia bisogno, come le suddette categorie di persone (adulatori, petulanti, raccomandati, violenti e disonesti) riescano ad ottenere più degli altri, faccio un esempio. Tizio è una persona sfacciata e chiede in continuazione favori agli altri, spesso senza ritegno e anche quando non ne ha un vero bisogno; anche se gli dovesse andare male, e che quindi solo una piccola percentuale delle sue richieste vengano soddisfatte, quel po’ che avrà ottenuto sarà comunque immeritato, in quanto conseguito solo grazie alla sua petulanza. Caio invece è una persona che confida innanzi tutto sul proprio impegno serio e sul proprio lavoro onesto. Sempronio, che è la terza persona nella quale mi identifico io e tutti quelli che, come me, sentono questo problema della meritocrazia, è propenso ad elargire i propri riconoscimenti, giustamente, più a Caio che a Tizio. Ma poiché Tizio, e tutti quelli come lui, sommergono Sempronio di preghiere adulatorie, richieste petulanti, intimidazioni, oppure si fanno raccomandare da persone influenti, oppure ancora ricorrono ad altri loschi stratagemmi, Caio non può, malgrado i buoni propositi, esercitare liberamente la propria facoltà di dare in base a quanto ciascuno meriti; le richieste illecite su di lui sono talmente pressanti che lui, per stare un po’ tranquillo, è indotto, per lo meno in parte, ad esaudirle. Pertanto Caio, che ha sempre lavorato in silenzio, otterrà meno riconoscimenti di Tizio.
Fatto questo chiarimento, espongo adesso quella che secondo me è un’efficace soluzione del problema: “Diamo tanto, e alle persone giuste!” Ma non dobbiamo aspettare sempre che siano gli altri a chiederci i nostri doni, riconoscimenti, ecc.; dobbiamo essere noi stessi che, avendo capito chi possa avere bisogno dei nostri doni, dei nostri riconoscimenti, ecc., o comunque chi possa gradirli, spontaneamente li dobbiamo concedere loro; solo così infatti potremo esercitare incondizionatamente la nostra facoltà di premiare chi lo merita e di non concedere premi a chi non li merita. Se siamo noi, di nostra iniziativa, a concedere premi agli altri, saremo sicuri che essi andranno a chi consideriamo degno; gli altri invece, ossia gli adulatori, i petulanti, i raccomandati, i violenti e i disonesti saranno sempre costretti, per cercare di ottenere i premi, a chiederli o a pretenderli; e anche se costoro con il loro comportamento scorretto dovessero riuscire a strappare dei premi, questi saranno comunque meno numerosi e di valore inferiore rispetto a quelli che avranno giustamente ottenuto i più meritevoli. 

 

[Tuttavia bisogna fare attenzione a una cosa: se Tizio chiede un favore a Caio e questi glielo fa, dopo Tizio è tenuto doverosamente a ricambiarlo. Ma se Caio, di sua spontanea volontà, fa un favore a Tizio, il quale, per non essere scortese, lo accetta, dopo Caio non ha il diritto di rinfacciarglielo! Se invece glielo rinfaccia, Tizio farà bene a non accettare più favori da lui.] (Questa parte racchiusa tra le parentesi quadre l'ho aggiunta il 4 maggio 2013)

 


[Oggi ho scoperto una stupenda poesia di Alessandro Manzoni che riguarda il tema di questo mio pensiero, e desidero pubblicarla qui sotto per chi ancora non la conoscesse. 

  

 

 

Regala ciò che non hai...

 

 

Occupati dei guai, dei problemi  

 del tuo prossimo.  

  

Prenditi a cuore gli affanni,  

 le esigenze di chi ti sta vicino. 

  

Regala agli altri la luce che non hai,  

 la forza che non possiedi,  

 la speranza che senti vacillare in te,  

 la fiducia di cui sei privo. 

 

  Illuminali dal tuo buio. 

 Arricchiscili con la tua povertà. 

  

Regala un sorriso  

 quando tu hai voglia di piangere. 

   

Produci serenità  

 dalla tempesta che hai dentro. 

  

“Ecco, quello che non ho te lo dono”. 

  Questo è il tuo paradosso.  

  

Ti accorgerai che la gioia  

 a poco a poco entrerà in te,  

 invaderà il tuo essere,  

 diventerà veramente tua nella misura  

 in cui l'avrai regalata agli altri.  

 

 

] (Questa parte racchiusa tra le parentesi quadre l'ho aggiunta il 23 ottobre 2013)

 

 

 

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