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Pensiero 9

Sui genitori che uccidono i figli

 
Mi sono sentito spinto a scrivere questo pensiero dopo aver appreso dai mass media il fatto di cronaca avvenuto ieri, 9 luglio 2011, in provincia di Pisa, dove una donna ha ucciso sé stessa e i suoi due figli, una di dodici anni e uno di tre, perché non accettava la separazione dal suo compagno, padre dei due bambini.
Mi dispiace per questa donna, perché chi ricorre a una decisione così tragica vuol dire che soffre molto. Tuttavia non condivido la sua decisione, perché l'uomo non è l'autore della propria vita, e perciò non ha il diritto di togliersela. Pertanto l'uomo, piuttosto che scegliere la via del suicidio, deve seguire il valore umano e cristiano della sofferenza.
Ma più ancora che per la madre mi dispiace per i due innocenti bambini, i quali non lo hanno scelto loro di morire.
L'elemento psicologico che accomuna gli autori di questo tipo di delitti è la convinzione che i figli siano una "parte di sé", e quindi si può disporre anche della loro vita. A mio parere questa convinzione è sbagliata! I figli, anche quelli minorenni, sono persone a sé stanti, con la loro individualità, e nessun genitore ha il diritto né di ucciderli né di maltrattarli! 
Sul tema dei figli, mi sembrano molto appropriate le parole usate da Kahlil Gibran nel suo Il Profeta, con le quali concludo questo mio pensiero:

I vostri figli non sono i vostri figli.
Sono i figli e le figlie della brama che la vita ha di sé stessa.
Essi non provengono da voi, ma attraverso di voi,
e sebbene stiano con voi, non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore, ma non i vostri pensieri,
poiché essi hanno i loro pensieri.
Potete custodire i loro corpi, ma non le loro anime,
poiché le loro anime abitano nella casa del domani, che voi neppure in sogno potete visitare.
Potete sforzarvi di essere simili a loro, ma non cercare di renderli simili a voi,
poiché la vita non procede a ritroso e non perde tempo con ieri.
Voi siete gli archi dai quali i vostri figli, come frecce viventi, sono scoccati.
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